miércoles, 29 de mayo de 2013
Emiliani romulo outstanding work in Honduras "gang truce" Pineda Itsmania Honduran Journalist TELESUR:
TELESUR:
jueves, 23 de mayo de 2013
PERIODISTAS DE HONDURAS
feliz dia del periodista con cadenas, con censuras, sin libertad, con
barreras, con fronteras, sin solidaridad egoismo, y miedo. itsmania
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Happy day the journalist with chains, with censorship, without freedom, with barriers, boundaries, without solidarity and selfishness, fear. itsmania
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Happy day the journalist with chains, with censorship, without freedom, with barriers, boundaries, without solidarity and selfishness, fear. itsmania
SORAYA. Casi - Su himno de batalla
dream pillows on a bed of dreams
since childhood I imagined this life
crossing challenges to reach my top
in an instant I lost all certainty
doubts and anger marked in my essence
It will be a nightmare, can not be true
I wake up a cave
I start to slide
I almost just faith
almost escapes me love
I almost broke the innocence
I exhausted all the strength to fight another day
I almost gave up until I thought about you
I almost gave up ... but I thought of you.
I see my reflection a face betrayed
facing the specter of a tired body
Why now, why me, why this?
questions with answers that only come with time
It will be a nightmare can not be true
I wake up a cave
I start to slide
I almost just faith
almost escapes me love
I almost broke the innocence
I exhausted all the strength to fight another day
I almost gave up until I thought about you
I almost gave up ... but I thought of you.
When only hear the beating of your heart
find between your rhythm and reason silence ...
I almost just faith
almost escapes me love
I almost broke the innocence
I exhausted all the strength to fight another day
I almost gave up until I thought about you
I almost gave up ... but I thought of you.
http://www.youtube.com/watch?v=6scAFxsf1V4
martes, 21 de mayo de 2013
HONDURAS: Periodista ceibeño sufre atentado
El reconocido periodista ceibeño José
Ramón Maldonado, de 52 años de edad, y su camarógrafo Daniel Sánchez, se
salvaron de morir luego que un individuo disparó contra el vehículo en
el que se conducían.
El hecho ocurrió a las 9:00 de la mañana
de este lunes cuando el comunicador salía del canal Litoral Atlántico
donde labora, ubicado en la colonia El Toronjal de esta ciudad.
Según información preliminar de las autoridades, el automotor recibió
tres impactos de bala, uno en el radiador y dos más en la puerta del
pasajero.Tras el ataque, Maldonado interpuso la denuncia en las oficinas de la Dirección Nacional de Investigación Criminal (DNIC).
“Venía saliendo del canal después de las 9:00 de la mañana a buscar la noticia, cuando habíamos recorrido una cuadra y hacer el alto observé que un joven estaba parado en la esquina junto a una moto como esperándonos y comenzó dispararnos. Después lo seguimos pero no pudimos alcanzarlo y huyó por la carretera camino al aeropuerto. Nos quieren callar, pero ya están las investigaciones para dar con los responsables del atentado”, manifestó Maldonado en la sede policial.
NO HABÍA RECIBIDO AMENAZAS
En su programa matutino “Noticias con Café”, el cual dirige de lunes a viernes de 6:00 a 9:00 de la mañana, Maldonado ha sido un férreo crítico contra las políticas de la corporación municipal.

El vehículo en el que se conducían el periodista y el camarógrafo tiene varias perforaciones de bala.
“No habíamos recibido amenazas y no
sabemos de dónde puede venir el ataque. Nosotros hemos tocado temas
candentes en beneficio del pueblo. Pensamos que uno de esos temas ha
lacerado los intereses de un grupo económico o persona en particular”,
dijo.
“Uno de los que más hemos discutido casi permanente ha sido las
situaciones que se generan alrededor de la corporación municipal, y
otros medios también lo tocan, aunque nosotros con mayor profundidad”,
agregó el comunicador social.Ramón Maldonado tiene más de 20 años de carrera en el periodismo ceibeño. Actualmente es el director del canal Litoral Atlántico de esta ciudad.
Además, labora como corresponsal del canal “Hable como Habla”, del también periodista Eduardo Maldonado, de quien es pariente.
Minacciata di morte la blogger coraggio dell’Honduras
- Minacciata di morte la blogger coraggio dell’Honduras
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29
Minacciata di morte la blogger coraggio dell’Honduras
Libertà di espressione | Itsmania Pineda Platero è la direttrice di Xibalda, un’associazione impegnata nel campo della pubblica sicurezza e della riabilitazione dei giovani in Honduras. Ha anche un blog,
in cui quando trova un po’ di tempo pubblica post sulla libertà
d’espressione, la criminalità organizzata, il futuro dei giovani del suo
paese.
Il 6 gennaio, alle 6 di pomeriggio, Itsmania risponde a una chiamata sul suo cellulare; una voce maschile sconosciuta le dice :“Cagna, ti ammazziamo” e riattacca. Quattro ore dopo, altra telefonata: sente voci maschili parlare a una certa distanza e, nitido, come se qualcuno avesse avvicinato una pistola al microfono, il clic del grilletto.Passano poco più di 48 ore, mezzogiorno dell’8 gennaio era passato da 27 minuti e questa volta la minaccia arriva via sms: “Non giocare col fuoco, neanche i tuoi guardaspalle ti salveranno. Stai attenta”.
La mattina dopo, alle 8.26, ecco un altro sms: “Da un momento all’altro veniamo a prenderti e ti lasciamo al Crematorio, saremo il tuo incubo”.
Il Crematorio è la principale discarica della capitale Tegucicalpa, dove già in passato sono stati ritrovati i corpi di persone assassinate.
Gli autori di queste minacce sembrano conoscere molto bene Itsmania, salvo per un particolare: non ha alcuna scorta e Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità dell’Honduras perché la pongano immediatamente sotto protezione e indaghino per risalire a colui, o coloro che hanno messo il terrore addosso alla giovane attivista.
Itsmania era stata protagonista, sfilando in testa al corteo dei “Giornalisti per la vita e la libertà di espressione”, durante una manifestazione duramente repressa davanti al palazzo del governo, lo scorso 13 dicembre.
Quello di Itsmania non è un caso isolato. Gli attivisti e i giornalisti, soprattutto quelli che si occupano di criminalità organizzata, che denunciano le violazioni dei diritti umani e che hanno criticato il colpo di stato del 2009, sono spesso oggetto di intimidazioni e aggressioni. Il 5 dicembre, due attivisti dello storico Comitato per la difesa dei diritti umani in Honduras erano stati minacciati in una piazza del centro di Tegucicalpa. Sempre nel 2011, ad Alex David Sanchez Alvarez hanno mostrato per due volte la pistola: un avvertimento chiaro.
Le indagini, quando vengono aperte, sono approssimative. Chi denuncia, non riceve protezione.
L’Honduras continua a essere un paese pericoloso per chi esprime le sue idee o difende i diritti umani.
Il 6 gennaio, alle 6 di pomeriggio, Itsmania risponde a una chiamata sul suo cellulare; una voce maschile sconosciuta le dice :“Cagna, ti ammazziamo” e riattacca. Quattro ore dopo, altra telefonata: sente voci maschili parlare a una certa distanza e, nitido, come se qualcuno avesse avvicinato una pistola al microfono, il clic del grilletto.Passano poco più di 48 ore, mezzogiorno dell’8 gennaio era passato da 27 minuti e questa volta la minaccia arriva via sms: “Non giocare col fuoco, neanche i tuoi guardaspalle ti salveranno. Stai attenta”.
La mattina dopo, alle 8.26, ecco un altro sms: “Da un momento all’altro veniamo a prenderti e ti lasciamo al Crematorio, saremo il tuo incubo”.
Il Crematorio è la principale discarica della capitale Tegucicalpa, dove già in passato sono stati ritrovati i corpi di persone assassinate.
Gli autori di queste minacce sembrano conoscere molto bene Itsmania, salvo per un particolare: non ha alcuna scorta e Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità dell’Honduras perché la pongano immediatamente sotto protezione e indaghino per risalire a colui, o coloro che hanno messo il terrore addosso alla giovane attivista.
Itsmania era stata protagonista, sfilando in testa al corteo dei “Giornalisti per la vita e la libertà di espressione”, durante una manifestazione duramente repressa davanti al palazzo del governo, lo scorso 13 dicembre.
Quello di Itsmania non è un caso isolato. Gli attivisti e i giornalisti, soprattutto quelli che si occupano di criminalità organizzata, che denunciano le violazioni dei diritti umani e che hanno criticato il colpo di stato del 2009, sono spesso oggetto di intimidazioni e aggressioni. Il 5 dicembre, due attivisti dello storico Comitato per la difesa dei diritti umani in Honduras erano stati minacciati in una piazza del centro di Tegucicalpa. Sempre nel 2011, ad Alex David Sanchez Alvarez hanno mostrato per due volte la pistola: un avvertimento chiaro.
Le indagini, quando vengono aperte, sono approssimative. Chi denuncia, non riceve protezione.
L’Honduras continua a essere un paese pericoloso per chi esprime le sue idee o difende i diritti umani.
viernes, 17 de mayo de 2013
La libertà di stampa... dalla A alla Z
La libertà di stampa...
dalla A alla Z
In occasione della giornata mondiale vediamo l'abc dei paesi a rischio
Dalla A di Azerbaijan alla Z di Zimbabwe, passando per la Cina, l’Iran o il Turkmenistan: in tutto il mondo diversi Stati mettono in atto misure per controllare la rete Internet con lo scopo di bloccare il lavoro d’informazione di giornalisti, blogger e militanti per i diritti umani.
I metodi utilizzati sono diversi. Si va dalle “soluzioni” tecnologiche che bloccano i motori di ricerca o modificano le pagine “ostili”, a quelle economiche che impongono dei prezzi proibitivi per gli abbonamenti a internet. In diversi paesi vengono poi messe in atto svariate misure legislative che permettono il controllo delle discussioni in rete, degli scambi di mail, delle chat, ecc. Se si sale infine nella scala della repressione si arriva alla imprigionamento e alla tortura di giornalisti e militanti, anche solo per ottenere la loro password sui profili dei social network. L’atto ultimo è l’assassinio: nel 2012 sono stati uccisi 88 giornalisti e 47 citizen-journalist.
In occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa facciamo un giro d’orizzonte, basandoci sul rapporto annuale pubblicato dall’organizzazione Reporter Sans Frontières (RSF)
Azerbaigian: Ermin Milli è uno scrittore e dissidente azero. Dopo aver lanciato una campagna tramite alcuni blog, Facebook et Twitter per denunciare la repressione del suo governo, nel 2009 Milli è stato condannato a due anni e mezzo di prigione. Dopo sedici mesi è stato rilasciato condizionalmente grazie alla campagna internazionale lanciata a suo favore su internet.
Bahrein: @angryarabiya ha più di 45'000 followers su Twitter. Il suo nome è Zainab al Khawaja ed è una giovane madre diventata sul web un simbolo delle manifestazioni per la libertà scoppiate in Bahrein del 2011. Più volte arrestata, attraverso Twitter Zainab continua a raccontare al mondo le repressioni di cui è vittima.
Cina: Secondo il rapporto di RSF, la Cina resta uno dei paesi col più alto tasso di cyber censura e, con un gran numero di giornalisti e di cyber attivisti in prigione, “non mostra alcun segno di miglioramento”.
Daghestan: La Repubblica semiautonoma del Daghestan è considerata la regione più pericolosa della Russia per i giornalisti. Negli ultimi anni diversi reporter sono stati uccisi. Nel 2009 la rivista Dosh, dedicata all’attualità politico-sociale del Caucaso, è stata premiata da STF per la qualità delle informazioni pubblicate. Da allora il suo sito è stato oggetto di attacchi informatici per limitare le prestazioni e renderlo impossibile da consultare.
Eritrea: L’Eritrea è ormai affezionata all’ultimo posto della graduatoria stilata da SRF. Nel paese il tasso di connessione a internet è infinitesimale e un abbonamento personale è vietato. Le autorità colpiscono anche i media eritrei attivi all’estero. Creata nel 2009 da alcuni giornalisti in esilio, Radio Erena è stata vittima di diversi cyber attacchi provenienti presumibilmente dal governo di Asmara.
Finlandia: Lo Stato scandinavo è l’esempio opposto e occupa ormai da tempo il primo posto mondiale per libertà di stampa. In Finlandia l’accesso ad internet ad alta velocità è un diritto garantito a tutti i cittadini dalla Costituzione.
Giappone: Nel paese del Sol levante l'informazione è sotto il controllo da parte di un sistema chiamato “kisha club”, le associazioni di giornalisti che operano per media tradizionali e che non ammettono tra i loro membri freelance o operatori del web. La prima conferenza stampa aperta ai media online e ai giornalisti indipendenti è stata nel 2009. Le censure imposte al soggetto “Fukushima” hanno fatto retrocedere di 31 posizioni il paese asiatico.
Honduras: Diciassette giornalisti sono stati uccisi in Honduras dopo il colpo di Stato del 2009. Itsmania Pineda Platero è giornalista e presidente di Xibalba, una ONG attiva in difesa dei diritti umani. È costantemente minacciata su internet, via Skype e Twitter, riceve cyber attacchi sulla sua posta privata e sul suo blog.
Iran: Secondo il rapporto di RSF, l’Iran fa uso di un mix tra “le nuove tecnologie che permettono di bloccare il web e di tecniche brutali come l’imprigionamento dei giornalisti per controllare il flusso d’informazioni, soprattutto quelle che riguardano il programma nucleare”.
Laos: Il paese è conosciuto per essere uno dei più isolati del sud est asiatico. I suoi media sono controllati dal Partito rivoluzionario del popolo, al potere dal 1975. Tutti i media di massa appartengono allo Stato e l’accesso a internet è fortemente controllato e sorvegliato. Ciononostante il tasso di cittadini connessi sta aumentando celermente.
Messico: Sono ormai i blog a raccontare la narco-guerra e la violenza che imperversa nel paese. Con 25 milioni di visite al mese nel 2012, il Blog del Narco è sicuramente il più conosciuto. A più riprese il blog ha subito dei cyber attacchi. Nel settembre del 2011 due collaboratori sono stati torturati, sventrati e appesi ad un ponte.
Nigeria: La censura di un documentario sul taglio ai sussidi governativi al carburante ha scatenato il movimento Occupy Nigeria. Secondo gli attivisti il documentario è diventato virale sui i blog nigeriani che hanno tentato di renderlo pubblico.
Oman: Mukhatar Mohamed Al-Hinaei è un blogger e attivista di questo piccolo sultanato. Lo scorso settembre è stato condannato ad un anno di prigione e ad una multa di 2'600 $ per avere insultato il Sultano Qaboos, al potere da 43 anni. Altre recenti decisioni giudiziarie concernono blogger e militanti per i diritti umani.
Pakistan: Lo scorso ottobre la blogger quattordicenne Malala Yousafzai è sfuggita ad un attentato rivendicato dalla costola locale dei talebani. La quasi totalità del traffico internet del paese passa tramite il Pakistan Internet Exchange. Questo sistema di controllo permette al governo di vietare l’accesso a siti “contrari al costume”, ad esempio Facebook, Youtube o la rivista Rolling Stones.
Qatar: Il principato dei Mondiali di calcio 2022 è uno degli stati arabi più connessi al web. Ed anche uno di quelli in cui internet è più censurato. Secondo fonti statunitensi il governo del Qatar censura internet attraverso un “proxy server” che monitora e blocca i siti, le mail e le chat.
Ruanda: Lo scorso mese di agosto è stata votata una legge che autorizza i servizi di sicurezza ad ascoltare tutte le conversazioni telefoniche e leggere gli e-mail privati. Questa legge punisce chiunque consulti su internet i siti non approvati dallo Stato.
Siria: Malgrado il conflitto la Siria non ha perso posizioni nella speciale graduatoria, dove occupa fissa la quart’ultima posizione. Prima ancora dello scoppio delle ostilità, i giornali e internet in Siria erano rigidamente sorvegliati dai moukhabarat, i servizi segreti. Secondo RSF in due anni sono rimasti uccisi 58 “giornalisti-cittadini”, i blogger che diffondono sui social network le atrocità del conflitto.
Turkmenistan: Lo Stato controllato dal “presidente” Gurbanguly Berdimuhammedow continua ad essere uno dei più ostili in quanto a libertà d’espressione e continua ad impedire, tecnicamente e finanziariamente, lo sviluppo di internet. La censura è imposta in maniera drastica e il “Turkmenet” è di fatto una piattaforma priva di qualsiasi soggetto politico e sociale. Solo il 2,2% dei turkmeni sono connessi.
Uzbekistan: Nel paese dell’Asia centrale viene usato un sistema che fa in modo che l’accesso ai siti dei dissidenti non sembri bloccato. Secondo RSF, le autorità uzbeche copierebbero i siti controversi e li modificherebbero in seguito con lo scopo di indebolire le prese di posizioni vietate.
Vietnam: Huynh Ngoc Chen è una blogger vietnamita premiata di recente con il “Netizen of the Year 2013”. Nel discorso tenuto in occasione della giornata mondiale contro la cyber censura, la blogger ha qualificato il Vietnam, di “nemico di Internet”.
Zimbabwe: Malgrado la censura imposta dal regime di Mugabe, l’utilizzo di internet si sta sviluppando nel paese africano. Alcune piattaforme online utilizzano appositi software per diffondere i messaggi politici.
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